Corruzione tra privati: la Cassazione conferma che basta l'accettazione della promessa
Con la sentenza n. 13515/2026, la Corte di Cassazione ha ribadito che il reato di corruzione tra privati, previsto dall'art. 2635 del Codice civile, è un reato di pericolo: si perfeziona con la semplice sollecitazione o accettazione della promessa di un'utilità indebita, a prescindere dal fatto che si verifichi un danno patrimoniale concreto.
Il caso riguardava un dipendente di un'azienda del settore automotive che, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto insieme alla moglie compensi indebiti in cambio di valutazioni tecniche orientate a favorire determinati fornitori nelle gare d'appalto interne. La Corte ha chiarito che il potere di influenza decisionale, anche senza formale potere di firma sui contratti, è sufficiente a configurare la responsabilità penale.
La pronuncia rafforza la tutela non solo della concorrenza di mercato, ma anche della correttezza interna alle organizzazioni, pubbliche e private.
Fonte: Corte di Cassazione, sentenza n. 13515/2026